7.7.2007 Come sono i fondamentali delle azioni?
Molti analisti non sono affatto preoccupati se il P/E delle azioni per molti mercati è ancora attorno a 20 che rappresenta un semplice indicatore di sopravvalutazione, anzi viene interpretato positivamente in quanto pochi anni fa, era superiore, inoltre stimano ulteriori rialzi degli utili societari anche per gli anni a venire. Infatti se si suppone che gli utili salgano del 20% e le azioni salgano altrettanto, il rapporto non varierebbe. Tuttavia la crescita degli utili negli ultimi 5 anni é stata davvero notevole, tanto che nel caso della principale borsa mondiale, tali utili si trovano nel limite superiore del canale storico in scala logaritmica, il che conferma che ulteriori forti accellerazioni, sono improbabili senza qualche trucco. L'altro indicatore meno usato ma non meno importante è lo Yield, che indica il rendimento percentuale dei dividendi pagati agli azionisti sul valore dei titoli quotati in borsa ed é anche più sincero e facile da capire. Nella seguente analisi dell'indice storico americano S&P 500, nel quarto grafico si vede bene che per molti anni i dividendi hanno rappresentato degli ottimi rendimenti con una oscillazione media tra il 3 ed il 6%, che possiamo identificare come livelli di sopra e sottovalutazione. Tra i motivi per i quali questo indicatore continua ad essere negativo, viene data la solita scusa che le società preferiscono reinvestire gli utili piuttosto che distribuirli, cosa che ciclicamente avviene, tuttavia penso che il basso livello dei tassi d'interesse per diversi anni, abbia spinto maggiormente l'indebitamento e la propensione al rischio senza dimenticare come il credito facile abbia riversato un'ingente liquidità verso diversi prodotti finanziari che ha senz'altro favorito le diverse borse mondiali. Ad esempio l'FMI ha stimato che a fine 2005 la capitalizzazione mondiale di obbligazioni, azioni e depositi bancari, ha superato i 151'790 miliardi di dollari o il 341,5% del PIL (più che triplicato in 25 anni). Ora tale rapporto capitalizzazione/PIL, sarà ad un livello ancora superiore a causa della salita dei valori azionari ben più veloce della crescita economica. Questo boom mondiale che ha snobbato sia il maggior rischio creditizio per l'aumento dei tassi ed il maggior costo del greggio, ha diviso gli analisti più attenti, sul tipo di scenario che ci aspetta nei prossimi anni. Impossibile dire ora quando si entrerà in deflazione seguita dall'inflazione, finchè i mercati restano solidi ed un motivo per i quali gli operatori non riducono il peso delle azioni, é che non se la sentono di andare contro il mercato per non essere battuti dalla concorrenza. La mia preoccupazione viene dal fatto che qualche analista comincia a prevedere e spingere per un forte rally estivo da portare velocemente il Dow a 16000. In questo caso, gli operatori più aggressivi come gli hedge funds, credo non esiterebbero ad aprire vendite allo scoperto con enormi leve a partire dai mercati più sopravvalutati ed allora tutti gli altri dovranno seguire la nuova tendenza per non essere travolti dagli eventi. L'opzione migliore per evitare un crack finanziario, sarebbe che già fin d'ora i mercati cominciassero a scendere gradualmente ma il problema rimane che pochi vedono il pericolo perchè abituati a dover lavorare sul breve termine per paura di essere battuti dal mercato e quindi perdere il posto di lavoro.

Dati economici tratti dall'Economist del 7.7.2007
Notare come i fondamentali di alcuni Paesi non corrispondono all'andamento attuale della moneta a causa del differenziale dei tassi d'interesse sfruttato dal carry trade. Il surplus della bilancia delle partite correnti cinese, in termini nominali, é la più elevata del mondo con 249,9 miliardi di dollari a fine 2006 (8,1% del PIL) ed anche la produzione industriale è impressionante con un + 18,1% su base annua. Molto forti anche i surplus delle bilancie commerciali delle potenze energetiche come Arabia Saudita con 148,5 miliardi e Russia con 129,8.
La zona Euro ha un leggero surplus commerciale di 8,6 miliardi ma impressionano le enormi divergenze tra i diversi Paesi come ad esempio il + 227,3 miliardi della Germania ed il - 118,5 della Spagna. Questo conferma le diverse esigenze dei Paesi e che a lungo termine porteranno tensioni sia politiche che economiche. Come ho scritto diversi hanni fa, è in atto uno spostamento enorme di pesi economici che porterà ad una grande volatilità dei mercati finaziari anche se per ora tutto sembra molto tranquillo.




3.7.2007 Confronto indici azionari mercati emergenti
Quando si parla del mercato azionario cinese, ci si riferisce normalmente all'indice Shanghai A, che rappresenta i titoli riservati agli investitori domestici dove è arrivato a guadagnare fino ad oltre il 1400% dal 5.1.1992. Tuttavia, l'indice B sempre a Shanghai per i titoli acquistabili dagli stranieri, non sembra trovarsi in una bolla come l'indice A e si trova perfino sotto il livello degli indici di Shenzhen A e B.
Rimanendo nell'area cinese, nel grafico possiamo notare dal 1982 l'indice di Hong kong che ha superato i precedenti crolli mentre l'indice di Taiwan è ancora sotto il livello della grande bolla di fine anni 80.
Infine l'indice russo dal 1995 e quello indiano dal 1990, entrambi molto alti. Questo solo per dimostrare che economie forti rispecchiano mercati azionari forti ma con tempi ed accellerazioni molto differenti mentre per le bolle, é sempre difficile stimarne l'evoluzione e l'esatta fine dal momento che l'emotività nella speculazione, può portare i rapporti prezzi/utili (P/E price earning ratio) ben oltre la media storica.



25.6.2007 Mercati azionari di nuovo in preallarme?
I mercati azionari occidentali non saranno cresciuti come quello cinese, dove peraltro l'economia è cresciuta a forte ritmo, ma è pur vero che pian piano sono tornati di nuovo a livelli piuttosto altucci, almeno da un punto di vista tecnico.
Se osserviamo il grafico del Dow Jones a lungo termine, anche se non è molto amato dagli operatori essendo un'indice di soli 30 titoli, notiamo subito che i recenti records, hanno di nuovo raggiunto la linea rossa del canale rialzista oltre la quale, possiamo ritenere una zona a rischio e non si può escludere una formazione di una bolla.
La linea marrone invece, rappresenta lo stesso indice al netto dell'inflazione dal 1925 ed anche in questo caso, siamo già a ridosso dei massimi del 2000.

DOW JONES INDUSTRIAL AVERAGE


Un'indice meno conosciuto rispetto al Dow Jones, é il Mid Cap 400 che rappresenta i titoli americani a media capitalizzazione, dove la performance è stata decisamente migliore ed anche i prezzi sono abbastanza alti sia dal punto di vista tecnico che fondamentale. L'ho voluto inserire perché recentemente qualche analista l'ha consigliato in Europa e questo mi ricorda un po' la bolla dei titoli tecnologici.

S&P 400 MIDCAP INDEX


Gli indici europei sono rimasti sostenuti, nonostante la salita dei tassi d'interesse, poiché si sono focalizzati soprattutto sui dati economici. Gli investitori che normalmente amavano la tranquillità delle obbligazioni, sembra che vogliano spostarsi a favore delle azioni e questo può essere un'altro segnale che i mercati sono alla frutta o quasi, mentre i titoli a reddito fisso a breve termine, a due o tre anni, sono a basso rischio e quindi da preferire.
Ovviamente questi sono solo punti di vista e non da considerare come consigli da seguire.

SWISS MARKET INDEX