E' iniziata la rivoluzione elettrica (6.7.2008)

Ormai è certo, mentre tutti ci lamentiamo dei continui aumenti del prezzo del petrolio e molti non fanno altro che incolpare la speculazione come principale causa del suo rialzo (in realtà essa ha anticipato l'effetto del picco di qualche anno), possiamo almeno individuare quali sono le migliori tecnologie nelle quali bisogna accellerare ricerca e produzione. Chi segue il problema energetico ha ben capito che bisogna ridurre al più presto i consumi del greggio e dal momento che i trasporti ne assorbono il 52%, ecco che dagli USA arrivano le prime vere novità sul trasporto dei mezzi elettrici.
Daccordo, le auto elettriche esistono da oltre 100 anni ma ora si è riusciti ad ottenere una migliore affidabilità, un'autonomia di oltre 350 chilometri con una carica di buone batterie agli ioni di litio ed a raggiungere prestazioni da vere auto sportive come nel caso della bellissima Tesla che accellera da 0 a 100 in 4 secondi.
Anche se il prezzo di 100'000 dollari resta proibitivo, ciò che importa è la dimostrazione che si possono già costruire veicoli totalmente elettrici per l'uso quotidiano con prezzi sempre più bassi man mano che le case automobilistiche capiscono che l'era del motore a scoppio è ormai al tramonto. Mi riferisco proprio alla Tesladato che è la prima vettura in serie a sorprendere gli appassionati di belle auto non solo dal punto di vista virtuale, dove la concorenza non manca ma proprio perché si possono già testare le prime impressioni come dimostra questo recentevideo di una rivista francese.
E' vero che per ora ci si concentra più sui mezzi ibridi e presto arriveranno anche le plug-in che permetteranno di circolare in città con il solo motore elettrico ricaricando le batterie alla presa elettrica ma credo che in futuro nuovi motori elettrici e nuove batterie più efficienti, permetteranno l'abbandono del motore termico prima del previsto.
Le nuove auto e moto elettriche utilizzano batterie agli ioni di litio, le stesse utilizzate in molti apparecchiportatili come computer, cellulari e macchine fotografiche che hanno dimostrato di avere una buona durata ma chepresto potranno essere sostituite con quelle più efficienti ed ecologiche come ad esempio le nuove "argento-zinco" della Zpower che promettono un rendimento superiore di almeno il 30% rispetto alle litio.
Una volta che i mezzi elettrici inizieranno a mostrare interesse, ecco che l'impegno verso nuove tecnologie riceveranno un forte impulso anche se esiste sempre il rischio di una recessione che ne ritardi lo sviluppo.
Non verrà risolto il problema energetico dato che le fonti alternative sono ancora una minoranza, sebbene in forte crescita come l'eolico ed il solare, per questo sarà inevitabile la diversificazione anche in nuove centrali nucleari di quarta generazione che sfruttano maggiormente l'uranio, producono meno scorie radioattive e soprattutto eliminano la generazione di plutonio evitando così lo sfruttamento militare dell'energia atomica.
E' dunque prevedibile che il prossimo interesse di questa rara materia prima, anche se in precedenza la pensavo diversamente, faccia di nuovo salire il prezzo dell'uranio nonostante sia recentemente sceso sotto i 60 dollari per libbra come visibile dal seguente grafico:

Al contrario di molti articoli e libri sull'energia che raccomandano azioni di miniere, trovo interessante osservare l'andamento della società canadese Uranium Participation che accumula uranio fisico per la fornitura di centrali nucleari.

Ovviamente non si tratta di una raccomandazione ma prevedo che dal momento che i contratti U308 sono quotati al NYMEX, sebbene dalla loro introduzione la quotazione non ha fatto che scendere, qualche trader incerca di affari comincerà l'accumulo di contratti e tutti sappiamo quanto potenti siano quei gestori di fondi che operano sulle materie prime sia al rialzo cha al ribasso, causando difficoltà di gestione agli utilizzatori finali.
Dopotutto molte commodity sono state sottovalutate per anni, come avevo riportato in una pagina economica di 4 anni fa ed il fatto che siano esplose di colpo, lo si deve principalmente al rialzo del barile che resta la materia prima di gran lunga più importante di tutte e dalla quale tutte ne dipendono per la loro estrazione o produzione, lavorazione e distribuzione. La questione del dollaro debole è più una scusa di compensazione per giustificare gli acquisti sui rialzi dal momento che le variazioni percentuali hanno tra loro entità ben diverse. In alcuni casi l'offerta è stata inferiore alla domanda e le riserve sono diminuite per diversi anni, come ad esempio per il frumento (wheat) che dopo il record di produzione del 2004-05 a 625,123 milioni di tonnellate si stima che per il 2007-08 arrivi a circa 605 milioni e la domanda a 619,6 milioni di tonnelate, mentre le riserve che nel 1998-99 erano al 35,9% dell'utilizzo, sono ora al 17,8% (pagina 301 del nuovo libro THE CRB COMMODITY YEARBOOK 2008).
Ed ora arriviamo al risveglio della speculazione che dopo aver toccato ogni settore nel mondo degli investimenti, ora tramite i fondi hedge con le loro super leve, si avventurano nel piccolo comparto delle materie prime per delle ragioni fondamentali ma con una virulenza eccessiva. Dal momento che non voglio e non posso scrivere molto, suggerisco il libro dell'esperto in materia Richard Bookstaber A Demon of Our Own Design che ha consigliato di limitare la leva agli hedge funds per evitare un crollo del sistema, sebbene lui stesso sia stato un gestore ed ovviamente non vuole che questi fondi vengano proibiti. Sorprendente di come alcuni gestori abbiano fatto figurare utili strabilianti mentre in realtà si trattava di perdite nascoste anche per anni.
Domani tra l'altro se ne discuterà al G8 ma dubito che si prenderanno provvedimenti drastici dal momento che la situazione finanziaria è troppo delicata.

Tra i libri che non ho ancora finito di leggere, potrà interessare ad alcuni quello di Robert J. Shapiro Futurecast: How Superpowers, Populations, and Globalization Will Change the Way You Live and Work sull'effetto della globalizzazione su tutti noi. Spaventoso pensare che si pensi di spostare anche i servizi nei paesi emergenti con enormi perdite di posti di lavoro. Credo che una causa di un crollo economico/finanziario (oltre all'enorme bolla creditizia) possa anche venire da questi spostamenti troppo veloci e se poi avverranno è ancora tutto da dimostrare.


Moltiplicare l'efficienza delle celle solari 11.7.08 -Pozzi sottomarini per stoccare la CO2 Le Scienze 15.7.08
GM lancerà l’elettrica Volt nel 2010 tgcom 18.7.08

20.7.08 La recente decisione della SEC per limitare le vendite allo scoperto dei titoli finanziari, ha fatto rimbalzare velocemente il settore influenzando positivamente tutti gli indici azionari ma si teme sia solo un rialzo momentaneo, ad eccezione di quei titoli estremamente sottovalutati, caratterizzato da un'elevata volatilità di copertura. Questa decisione ha fatto innervosire molti gestori e bisogna anche ammettere che se si osserva l'elevato rapporto tra debiti e mezzi propri di alcune banche, è evidente che queste ultime hanno preso più rischi degli stessi hedge. Normale quindi che si continui a raccomandare aumenti di capitale per incrementare i mezzi propri e diminuire la leva finanziaria. I discussi interventi governativi a salvataggio delle istituzioni finanziarie in difficoltà, causerebbe un forte incremento delrapporto debito/PIL con conseguente fuga dai titoli statali. Rimango tuttavia dell'avviso che i titoli governativi a tasso fisso tripla A a breve e medio termine, possono per il momento ancora considerarsi sicuri.


7.12.2008
A 17 mesi dalla pubblicazione dell'analisi fondamentale dell'indice americano S&P 500, nonostante una discesa del 42,5%, non bisogna illudersi che le azioni abbiano toccato il fondo in termini reali anche se rialzi a 2 cifre percentuali sono sempre possibili come già accaduto in passato.
Per meglio rendersi conto della realtà e non perdersi in troppe inutili parole, meglio dare un'occhiata al nuovo grafico aggiornato alla chiusura del 5.12.08 a 876,07 punti.

Ora che la crisi finanziaria è ormai divenuto tema quotidiano per tutti i media, possiamo meglio capire come la bolla dei crediti abbia sostenuto gli indici azionari di tutto il mondo rimanendo sopravvalutati per molti anni. Infatti a differenza di molte recenti correzioni, abbiamo in aggiunta il problema della solvibilità di molti debitori che, se non fosse stato per il pronto intervento dei vari governi, il crollo attuale sarebbe stato ancora peggiore di quanto s'immagini. A mio parere la fine della crisi dovrebbe arrivare quando la maggioranza delle opinioni sulle borse saranno negative e non ora dove quasi tutti affermano erroneamente che bisogna acquistare azioni ed obbligazioni societarie perché mai state tanto convenienti. Per non parlare poi dei prodotti alternativi dove è più facile che vengano in futuro proibiti piuttosto che lasciati semplicemente liberi di agire con qualche restrizione in più e mi dispiace per chi crede ancora nell'universo dei fondi hedge perchè finirà per essere bruciato se non se ne libera al più "presto". Mettiamo presto tra virgolette dato che quando va bene occorrono almeno 5 mesi per uscirne senza nemmeno poter stabilirne il prezzo.
Riguardo le accuse verso la finanza innovattiva spinta dalle grandi banche e non solo, dato che quando una moda rende, tutti la desiderano e tollerano compresi politici e revisori, bisogna ammettere che in Svizzera proprio con l'introduzione dell'euroritenuta sugli interessi dei cittadini europei, ha spinto nell'errore molti gestori a favorire gl'investimenti in prodotti strutturati a scapito delle obbligazioni tradizionali specie se governative. Queste ultime invece, hanno agito da ancora di salvezza per molti investitori e solo ora tutti i banchieri hanno compreso l'errore di accettare il compromesso con l'innalzamento dell'euroritenuta dal 15 al 20% attuale ed addirittura al 35% a partire dal luglio 2011. Tassa che a ben guardare dovrebbe considerarsi illegale ma che nessuno ha il coraggio di contestare sia per l'illusione delle alternative come quelle già citate, sia per evitare punizioni di altro tipo.
Resta il fatto che a furia di insistere sugli errori e non ascoltare coloro che hanno cercato di operare al meglio, rischiamo che la punizione la pagheremo tutti senza eccezioni.
Comunque sia,dato che i dati dell'economia statunitense rimangono i più seguiti in assoluto, osservando il grafico dell'indice S&P 500, pare che un buon supporto sia intorno ai 400 punti equivalenti a circa 4000 punti del Dow Jones Industrial ed in quel momento dove regnerà il pessimismo in tutto il mondo, sarà probabilmente opportuno investire in azioni di quelle società sopravvisute alla crisi, sempre che il supporto tenga.

Tornando al lancio delle auto elettriche, l'attuale crisi ha purtroppo ritardato i programmi di molte case automobilistiche come la bella B0 dell'italo francese Pininfarina-Bolloré cheavrebbe dovuto essere venduta tra qualche mese a poco più di 20'000 euro, sembra invece che verrà venduta nel 2011 ad un prezzo decisamente più elevato. Peccato, ad ogni modo, crisi o non crisi ed anche col petrolio sotto i 40 dollari, la voglia di andare avanti non si fermerà.
Buon Natale a tutti e che Dio ci assista.


14.12.08 Caso Madoff: colpiti anche istituti di credito svizzeri Inutile scaricare le colpe alle case di revisione dato che non hanno ancora capito il rischio sistemico della finanza innovativa. Bisogna tornare alla gestione tradizionale dove si selezionano direttamente i titoli facilmente monitorabili. Da troppo tempo ormai si vuole delegare la responsabilità e lasciare la gestione dei risparmi ad incompetenti e per di più con la pretesa di non dover spiegare niente a nessuno.
16.08.2009 L'orso non è ancora andato in letargo. (orso = mercato ribassista, toro = mercato rialzista)

Prima di affermare che il periodo orso è finito e che sia ricominciato il toro ad avere la meglio, invito ad osservare un grafico preso dal sito dshort.com, col confronto di 4 mercati orso estesi fino a 20 anni.
In blu possiamo osservare l'andamento dello S&P500 dal 9 ottobre 2007 al 14 agosto 2009 con una perdita attuale del 36% circa. In verde il Nasdaq dal 10.3.2000, in rosso l'indice giapponese dal 29.12.1989 al 14.8.2009 ed in grigio il Dow dal 3.9.1929 al 3.10.1949.

Premesso che ogni crisi sia diversa una dall'altra e che tutti vorremmo che l'attuale finisca al più presto, è fondamentale precisare come spesso i mercati finanziari non seguano contemporaneamente l'andamento economico e che molto frequentemente si usino gli indici quasi fossero oracoli per prevedere l'andamento economico. Attualmente secondo me, si commette l'errore di pensare che qualche segnale di miglioramento economico, sia usato come conferma della fine del mercato ribassista, ma molti casi dimostrano come dopo lo scoppio di una bolla, non necessariamente i mercati azionari tornino su nuovi massimi, nonostante periodi di miglior congiuntura.
Per esempio osservando l'indice Dow 29-49 notiamo ancora una perdita del 50% dopo 20 anni di forti oscillazioni e se molti analisti affermano correttamente che quelli erano tempi troppo diversi, allora osserviamo il caso giapponese dove nonostante tutti gli interventi della banca centrale e gli aiuti statali che hanno portato l'indebitamento pubblico ad oltre il 190% del PIL, il Nikkei continua a perdere oltre il 70% dai massimi. E stiamo parlando di una Nazione ancora leader in molti settori tecnologici nonostante l'impressionante e fin troppo rapida avanzata della Cina.
Per questo non cambio ancora le mie previsioni di quota 400 per lo S&P500 anche se non si possono escludere ulteriori rialzi, nè tantomeno la preferenza dei titoli governativi tripla A rispetto ai societari che nonostante la riduzione dei differenziali, restano i più sensibili a forti oscillazioni non appena i mercati tornano a scendere. Unica eccezione per quelle poche società che hanno i conti veramente in ordine in settori difensivi.
Riguardo poi le molte teorie sull'arrivo imminente dell'iperinflazione, voluta da diverse banche centrali per rilanciare il credito e salvare coloro che sono fortemente indebitati, bisogna tener conto che lo stato economico attuale non richiede ulteriori crediti e che la fiducia nei titoli governativi è ancora abbastanza elevata nonostante qualche lieve regresso negli ultimi mesi che ha portato maggiori rendimenti nelle scadenze più lunghe. Chi governa le banche centrali inoltre dovrebbe sapere benissimo che l'esplosione della massa monetaria causerebbe una crisi di fiducia con conseguenze irreparabili. Anche per questo caso ritengo il Giappone il miglior modello per comprendere che tipo di crisi sia qualla che stiamo vivendo in occidente. Quindi diverse riprese e cali ma nessuna fine del capitalismo finchè gli stati riescano a nazionalizzare senza crolli del mercato dei titoli governativi. Se dovessoro crollare i titoli nipponici, allora sarà il caso d'aumentare la guardia.
L'aggresivo attacco verso la piazza finanziaria svizzera, mostra in realtà la paura che i vari governi hanno per la prossima caduta delle borse.Come dire, non portate all'estero i vostri risparmi che sono più sicuri da noi. Si è anche sfruttato il caso UBS dove sarebbe bene, affinchè si eviti l'affondamento della Confederazione, si pensi urgentemente allo scorporo ed alla vendita di filiali estere anche perchè le quotazioni non resteranno in salita per molto. Non per niente i migliori analisti mondiali, continuano ad indicare come le piccole e medie banche della Confederazione, tra le più sicure in assoluto purchè non abbiano i portafogli con troppi derivati e titoli a basso rating come il caso di molte grosse banche e fondi di mezzo mondo che restano una difficile mina da disinnescare.
Sul dollaro americano siamo poi ad un livello di pessimismo troppo elevato. Infatti molti gestori pensano che l'arrivo della ripresa porti di nuovo un'aumento del deficit commerciale. Osservando invece la realtà, notiamo come il deficit sia in diminuizione e gli americani spendano meno. Di conseguenza, una minor messa in circolazione di dollari, dovrebbe ad un certo punto far riprendere le quotazioni della divisa. Quando peró è ancora difficile prevederlo.
13.12.2009 Attacco ai paradisi fiscali. Una trappola per l'Occidente, un favore all'Oriente.
Che questa crisi avesse accellerato i rapporti di forza globale era facilmente prevedibile ma che l'Occidente divergesse verso un comportamento sempre più nichilista, anticapitalista ed autodistruttivo era alla portata solo delle persone più sagge ed intelligenti. Non per niente dall'inizio degli attacchi ai paradisi fiscali da parte dell'Amministrazione Obama, dell'Unioe Europea e dell'organizzazione per la cooperzione e lo sviluppo economico, la Cina e pochi altri paesi hanno agito indisturbati espandendo il loro potere politico, economico e finanziario.
Tra i paesi gelosi dei cosiddetti paradisi, che sarebbe meglio chiamare piccoli Stati a bassa fiscalità e ben amministrati, almeno l'America si è accorta dell'errore voluto o no che sia, mentre l'Europa sembra tanto ingenua da pensare che la soluzione ai problemi sia l'eliminazione di paesi come la nostra piccola Svizzera. Sappiamo benissimo che le casse statali piangono e l'indebitamento cresce velocemente ma è ancor più vero che per le società occidentali, il mancato utilizzo dei porti a bassa fiscalità, diminuisce sempre più la competizione internazionale a vantaggio dei paesi emergenti. Infatti già nel luglio 2008 il Government Accountability Office (GAO) nel suo rapporto sulle Isole Cayman, aveva scritto che i cittadini americani ottengono vantaggi imprenditoriali, facilitano le transazioni con l'estero e minimizzano il carico fiscale. Fattori attrattivi per gli USA sarebbero: paese stabile in linea con gli standard internazionali, business friendly ed importanza come centro finanziario internazionale. Un rapporto quindi molto più positivo di quanto molti politici vogliono far credere.
A parte il fatto che nel Delaware quasi un milione di imprese hanno la loro sede legale, ma l'attacco ai piccoli Stati nasconde la tremenda paura che gli inferni fiscali possano fallire sul peso della loro inefficacia accellerata dalla crisi, pretendendo non solo il divieto d'utilizzo di questi porti sicuri ma perfino un'impaziente svuotamento delle riserve accumulate in tanti anni di lavoro. E pensare, come scrive Carlo Stagnaro nella rivista Limes "La Cina spacca l'Occidente" in "Viva i paradisi fiscali", la disponibità di un rifugio finanziario, sia pure per i più facoltosi, ha la conseguenza necessaria di moderare le mire di qualunque sistema fiscale. La competizione fiscale, sottolineano Chris Edwards e Dan Mitchell, gioca un ruolo cruciale dell'incoraggiare i governi a ridurre la tassazione di risparmi e investimenti.
Indirettamente, i paradisi fiscali contribuiscono a calmierare la pressione fiscale altrove, e spingono gli altri paesi a mantenere un livello di credibilità normativa sufficiente, a trattenere contribuenti ed imprese. Cioè, essi ne agevolano la crescita economica, i cui benefici sono pervasivi e ricadono sull'intera società, compresi coloro che non hanno un reddito sufficiente neppure a considerare i paradisi fiscali come una possibile destinazione dei propri risparmi.
Si cita perfino Konrad Hummler socio della Wegelin da dove se ne deduce che i paradisi non sono un "pozzo nero" dei capitali, ma un luogo di transito. La destinazione finale è sempre il reinvestimento; dunque, paradossalmente, anche ammesso che queste realtà siano funzionali all'evasione, comunque forniscono un volano che in ultima analisi produce valore e sviluppo anche nei paesi da cui i capitali originano. Il taglio dei ponti danneggia sempre entrambe le sponde del fiume.
I paradisi fiscali, di conseguenza, svolgono un ruolo socialmente utile sempre, ma particolarmente quando la tendenza del resto del mondo è verso un inasprimento della pressione fiscale.

Devo ammettere comunque che alcuni paesi stanno sfruttando a loro favore alcuni accordi sulla fiscalità imposta ai cittadini europei che si avvalgono del segreto bancario. Ad esempio un cittadino residente nell'Unione Europea che preferisce farsi gestire i risparmi in Svizzera, dal luglio 2011 dovrà subire l'euroritenuta del 35% sugli interessi. Un vero inferno fiscale soprattutto se paragonato all'attuale paradiso italiano del 12,5%. E' vero che grazie agli inglesi che hanno ottenuto l'esenzione per le società (persone giuridiche) si potrebbe aggirare il problema, ma rimane una soluzione costosa e momentanea. Dal momento che io stesso abbia ritenuto l'investimento in obbligazioni governative tra gli investimenti più sicuri dopo i metalli preziosi (ma l'oro dopo aver raggiunto quota USD 1'200 lo ritengo troppo caro rispetto all'indice dei prezzi al consumo), tengo a riprecisare che ci sono governi e governi. Quelli schizofrenici sono ormai da evitare sebbene possano sopravvivere per altri anni, prima o poi saranno costretti a gettare la spugna nel senso che non potranno onorare tutti i loro debiti se non tagliando in modo drastico o con una svalutazione monetaria.
Quando oltre 20 anni fa dicevo che l'euro non poteva funzionare se non per pochissimi paesi, in queste settimane si comincia a capire il perchè osservando la difficile situazione greca. Un tempo le partite correnti si aggiustavano con la svalutazione della moneta mentre ora una moneta unica e sopravvalutata complica moltissimo le cose. Fino a pochi giorni fa si leggevano e sentivano quasi esclusivamente previsioni negative sul dollaro fino alla nausea mentre poco o nulla sul fatto che alcuni paesi europei fossero arrivati ad un indebitamento quasi insostenibile.
Analizziamo alcune cifre tratte dall'ultimo Economic outlook N. 86 dell'Ocse. Debito lordo in percentuale del PIL 2009 e previsione 2011: USA 83,9 - 99,5; Regno Unito 71 - 94,1; area euro 81,8 - 93,2 ed all'interno di essa Germania 77,4 - 85,5; Francia 84,5 - 99,2; Italia 123,6 - 129,7; Grecia 114,9 - 130,2. Non bisogna aver frequentato l'università per capire sia meglio detenere obbligazioni ancora sotto la soglia del 100%, tuttavia il peso elefantiaco di certi apparati burocratici deve far riflettere che si arriverà presto al punto dove bisognerà per forza contenere le spese per la propria sopravvivenza ma soprattuto si capisce che molti governi non hanno più la possiblità d'intervenire in aiuto alla prossima e più violenta ondata di crisi per dirla alla Robert Prechter, giudicato secondo miglior analista del 2008 negli USA. Altro che svolta in arrivo. A meno che non si voglia precisare che la svolta sarà verso il basso prima che verso l'alto. Certo che nessuno è infallibile ma i vari governi, invece di prendersela con la piccola Svizzera e imporre tassazioni comuniste, sarebbe meglio pregarla di non abbondanare gli investimenti occidentali e ridurre la tassazione ad un livello equo per tutti. Un 10 per cento dovrebbe essere la quota massima non solo perchè i tassi d'interesse sono bassi ma perchè tassazioni maggiori forzeranno la fuga verso i paesi del futuro non appena la fiducia dei vari governi comincerà a traballare e gli investitori inizieranno a perdere la pazienza.
Comunque sia, buon Natale poichè Gesù è colui che é, che era e che viene come sempre e per tutti.


23.11.2011 I recenti e molto discussi accordi bilaterali tra Svizzera, Germania ed Inghilterra, hanno accellerato la partenza dei capitali dall'Europa verso l'Oriente ed in particolar modo verso Singapore ed Hong kong. Infatti chi è preoccupato per il futuro del proprio paese, pensa giustamente di mettere al sicuro i propri risparmi dal pesante fisco, nonostante le enormi distanze e rischi connessi. Bisonga anche capire la delusione dei risparmiatori verso la Svizzera che non difende, come dovrebbe, gli interessi di chi le ha sempre dato fiducia. Ci sono 2 principali motivi di questa debolezza politica verso il resto del mondo. In primo luogo le grandi banche ritengono ormai il mondo talmente globalizzato da poter tradire le proprie origini di sani banchieri svizzeri e fare affari direttamente all'estero. In secondo luogo, la forza del franco svizzero, ha preoccupato notevolmente gli industriali tanto da spingere la Banca Nazionale Svizzera ad intervenire per poter svalutare la moneta acquistando massicciamente euro. Nonostante tutto la Svizzera rimane il miglior paese dove rifugiarsi. Va precisato che molti analisti internazionali non si rendono conto di questo problema del franco troppo forte, poichè quando osservano i fondamentali notano che continuano ad essere ottimi senza pensare che il maggior partner commerciale è la Germania che grazie all'euro ed all'alta competitività, ha avuto una forte espansione delle esportazioni. Non bisogna dimenticare poi la responsabilità di molte banche dell'Est che hanno raccomandato per anni prestiti in franchi svizzeri solo per il fatto che i tassi erano piu bassi mandando in rovina molte famiglie. Ora molti sono preoccupati sul futuro dell'euro ma bisogna invece pensare alle ottime opportunità per i paesi in deficit commerciale ad un ritorno alla moneta nazionale anche se svalutando del 50% contro euro, si avrebbero molte perdite finanziarie ma si fermerebbe l'emorragia delle aziende verso l'estero e si invertirebbe il tasso di disoccupazione.E' vero che per un paio d'anni si soffrirebbe parecchio ma è anche vero che fare sforzi immani per rimanere con l'euro, ritarderebbe solamente il crollo con conseguenze ancora peggiori.
Riguardo la mancata correzione dell'oro, dobbiamo ammettere che non ci si aspettava un'espansione monetaria tanto aggressiva. Inoltre si è notato che sono stati perfino correttti al ribasso i dati storici dei prezzi al consumo negli USA. Utilizzando dati non ufficiali si arriva oramai alla soglia dei 2'000 dollari l'oncia. Per questo ho calcolato una nuova previsione basandomi sulla massa monetaria M1 che a settembre era di 2'091,3 miliardi. Con 8'133,5 tonnellate di riserve auree e calcolando un valore di 55 milioni per tonnellata (circa 1'710 dollari l'oncia), la copertura é del 21,38%. Ritengo che una buona copertura dovrebbe almeno raggiungere il 30% della M1 quindi il prezzo di riferimento dovrebbe salire a 2'400.-- dollari. Per curiosità l'Eurozona ha una copertura dell'8,86% (10'792,5 tonnellate e 4'780,6 miliardi Eur di M1). Per i paesi in difficoltà, nonostante le tentazioni, l'ultima cosa da fare sarebbe quella di vendere l'oro. A chi invece pensa d'acquistare metalli preziosi per paura di fallimenti governativi, meglio puntare sull'argento anche se le banche centrali non detengono riserve. Il metallo bianco è molto piu pericoloso anche perchè risente della domanda industriale ma ha l'enorme vantaggio di avere una storia monetaria maggiore dell'oro ed attualmente ha un ratio di oltre 50. Se calcoliamo un rapporto di 15,5 con un target di 2'400 per l'oro, otteniamo un superamento di quota 150 dagli attuali 31 circa. Ma questa salita potrebbe richiedere molti anni in quanto non c'è ancora la percezione di bene rifugio. Esistono comunque diversi Etf con il metallo fisico in garanzia ed in Svizzera si possono acquistare quelli della Banca Cantonale di Zurigo (ZKB). Il mercato obbligazionario invece, continuerà a preferire i debitori aziendali nonostante i ratings piu bassi perchè ormai l'hanno capito tutti che i governi possono anche decidere di tagliare il proprio debito in maniera drastica.
Riguardo le vetture elettriche sono stato al VEL di Lugano dove si sono potute ammirare i 3 prototipi bolidi Lampo delle ticinese Protoscar. I prezzi delle piccole elettriche sono ancora troppo cari e l'autonomia inferiore ai 200 chilometri. Mi sembra vincente la proposta delle Chevrolet Volt in quanto non è un giocattolo e con il motore termico che ricarica le batterie, raggiunge l'autonomia di 500 chilometri. Il prezzo non era indicato ma immagino ben superiore a quello americano. Renault invece punta sul noleggio delle batterie a poco meno di 100 franchi al mese il che va bene per chi utilizza quotidianamente la vettura in città. Dopo l'incidente del Giappone e la fuga emotiva dal nucleare, penso che il vero lancio dell'elettrico debba ancora aspettare qualche anno salvo la scoperta di batterie a peso e prezzo di produzione inferiore a quelli attuali.